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Mantidi in terrario

By Francesco Tomasinelli: giantsquid@tiscalinet.it

UPDATED 19/10/2006

Da tempo ho notato un interesse crescente per l’allevamento delle mantidi religiose. Spinto dalla marea di domande tecniche che diverse persone mi hanno posto, ho compilato questa serie di regole base per chi si accosta per le prime volte al loro studio, sia per interesse personale che per scopi scientifici.
Non esitate a scrivermi se non riuscite a chiarire qualche dubbio qui sotto. Così, la prossima volta, avrò modo di inserire la risposta e migliorare il testo.
Le regole che seguono sono indicazioni generali valide per molte specie, anche se l’allevamento di alcuni generi richiede allestimenti e attenzioni particolari.


Cosa sono?

Le mantidi religiose sono insetti predatori, presenti in tutti i paesi caldi e temperati con circa 2000 specie, che appartengono ad un unico ordine Mantodea della classe Insecta, phylum Artropoda. Il loro nome deriva dalla parola greca mantis, indovino, profeta, e fa riferimento alla postura abituale di questi insetti, con le braccia raptatorie con le quali catturano le prede tenute allineate lungo il torace e sotto il capo, simile alla posizione di un uomo in preghiera.

Come tutti gli insetti le mantidi hanno sei zampe, antenne ed un corpo diviso in tre parti distinte: capo torace e addome. Tutte le specie presentano un capo vagamente triangolare con enormi occhi composti, un torace più o meno allungato, dal quale si dipartono le due braccia raptatorie e quattro arti allungati adibiti alla locomozione. Un addome cospicuo, sormontato da ali, a volte parzialmente atrofizzate, contiene gli organi vitali.

Come tutti gli artropodi crescono facendo la muta, sfilando cioè la vecchia pelle ed ingrandendosi del 20-30% in più ogni volta. Nelle mantidi la metamorfosi è "incompleta" - insetti olometaboli - quindi non hanno un vero e proprio stadio di larva e pupa (come coletotteri e farfalle, per esempio).

Le mantidi sono volatori assai modesti o hanno ali atrofizzate e sovente solo i maschi sono in grado di valersi di questa proprietà.


Rischi e pericoli

Tutte le mantidi sono completamente innocue, non hanno alcun veleno. Alla peggio possono mordervi o afferrarvi un dito con le zampe raptatorie. Il peggio che potete aspettarvi, e solo se avete una pelle fragilissima, è un ridicolo taglietto.

Ciò che, a volte, perdono dalla bocca non è sangue ma un rigurgito con scopi intimidatori. Non gridano, come ho già sentito dire. Il suono che emettono alcune specie è provocato dallo sfregamento delle ali per spaventare eventuali aggressori.



Alloggiamento e crescita

- Gli esemplari immaturi possono essere allevati in semplici contenitori cilindrici trasparenti con reticella superiore in plastica (tappo forato in plastica, reticella incollata con silicone). La rete, oltre a favorire un buon ricircolo di aria, garantisce anche un ottima presa alla ninfa durante la muta e dovrebbe essere in nylon, per evitare che gli esemplari più delicati possano rompersi i tarsi (ultimo segmento delle zampe) camminando su una rete metallica.

- Non usate scatole di cartone o detersivi e schifezze del genere. Sono tossici, non hanno ricircolo d’aria, manca la luce.

- La ventilazione è molto importante. Assicuratevi che sia presente un discreto ricircolo d'aria. L'apertura superiore in rete o molti buchi ben disposti sono più che sufficienti. Non deve esserci mai condensa: le gocce d'acqua spruzzate all'interno dovrebbero asciugarsi in un'ora circa

- Per effettuare la muta si appendono ad un supporto a testa in giù e si sfilano la vecchia pelle. E’ quindi della massima importanza che il contenitore abbia dimensioni verticali adeguate. La regola base è che, per un esemplare immaturo, l’altezza sia due-tre volte la lunghezza dell’animale. Un contenitore più basso potrebbe portare la mantide a scontrare con il suolo durante il processo con gravi lesioni e conseguente morte. Un esemplare che sta per mutare smette di mangiare e diventa indolente. Riprenderà le normali funzioni qualche giorno o ora dopo, a seconda dell’età.

- I giovani fanno la muta ogni 10-20 giorni, anche se questi intervalli più lunghi quando sono grandi. Per arrivare alla maturazione le mantidi superano 6-9 stadi ( seconda della specie) ma, una volta adulte, non mutano più e mantengono le stesse spoglie sino alla morte. Come per molti altri artropodi una temperatura elevata favorisce una crescita più rapida.

- Se una mantide perde un arto durante la fase di crescita può rigenerarlo in un paio di mute. Gli individui adulti non sono in grado di sostituire la parti mancanti, visto che non fanno più mute.

- E’ importante inoltre, soprattutto nel periodo della muta, che l’umidità relativa sia sempre mantenuta al livello corretto (vedi sotto acqua e cibo).

- La temperatura ideale si aggira per molte specie sui 25C, ma tante tollerano ampie oscillazioni.

- La maggior parte delle specie raggiunge l’età adulta a questa temperatura dopo 4 mesi, ma vi sono diverse eccezioni. Raramente un mantide vive più di anno, il più delle volte molto meno, soprattutto per le specie di piccola taglia. I maschi sono ancora meno longevi e vivono di solito 30% in meno delle femmine. Molte specie nostrane come la Mantis religiosa nascono a Marzo-Aprile e si spengono a Ottobre-Novembre.

- Gli adulti e i subadulti possono essere alloggiati in terrari di piccole dimensioni (es: 20X20X30 cm) addobbati con piante e rami. Guardatevi le foto per l’ispirazione.



Acqua e cibo

-Gli esemplari possono essere nutriti due-tre volte alla settimana con insetti dal corpo molle. Perfetti grilli e cavallette. La preda ideale misura la metà della mantide, ma spesso una specie aggressiva sarà in grado di fare anche molto meglio. Alcune specie, come le mantidi orchidea, gradiscono piccoli insetti volanti impollinatori e abbisognano di una dieta variata per vivere al meglio. In ogni caso le mantidi, a meno che non siano enormi e agguerritissime, non riescono a divorare i coleotteri: sono troppo coriacei. Possono mangiare invece api e calabroni, incapaci, salvo sfortune notevoli, di perforare la cuticola delle zampe e il torace.

- L’addome dovrebbe sempre essere rigonfio e prominente, soprattutto nei giovani. In ogni caso tutti le mantidi possono anche sopravvivere per diversi giorni o settimane - quando adulte - senza cibo.

- Per dissetarsi l’insetto berrà le gocce d’acqua presenti sugli oggetti nella teca o sui vetri dopo la vaporizzazione. Le specie da foresta vanno vaporizzate quasi tutti i giorni e comunque tenute su un substrato umido. Per quelle da clima temperato basterà 2-3 volte la settimana. Le specie deserticole o da clima torrido solo 1-2 volte la settimana e vanno mantenute su substrato completamente secco.

- Se non trovate grilli e cavallette in giro o non avete voglia di cercarli, potete comprare camole, caimani e vermi della farina nei negozi di pesca (sono tutte larve di insetti di diverse taglie; guardatevi l'eccellente sezione cibo vivo di www.amiciinsoliti.it). I bigattini (larve di mosca) invece non sono adatti come alimento a causa di alcune secrezioni tossiche, mentre le mosche, se ben nutrite, sono ottime.

-Tutte le larve in questione si muovono piano e spesso non attirano l’attenzione della mantide, quindi il più delle volte vanno avvicinate all’esemplare con una pinzetta. Se comunque la mantide non dimostra interesse potete incidere la larva in modo che parte dei suoi fluidi interni fuoriescano. Subito dopo accostatela delicatamente alle mandibole della mantide che dovrebbe iniziare a nutrirsi afferrando da sola la preda (vedi foto sopra)..


Riproduzione

- Circa quindici giorni dopo aver raggiunto l’età adulta è possibile tentare la riproduzione. Disporre di una coppia adulta e ricettiva nello stesso momento non è impresa sempre facile, visto che in alcune specie, come Hymenopus e Theopropus, giovani di sesso opposto nati assieme maturano in periodi diversi. Pochissime specie (es: Brunneria borealis americana) sono partenogenetiche, in grado cioè di produrre ooteche fertili senza alcuna fecondazione.

- La femmina va nutrita abbondantemente prima della copula, visto che in alcune specie ha l’abitudine di divorare il maschio durante l’accoppiamento. Non è comunque un passo obbligato ed il maschio è in grado di portare a termine la fecondazione anche se privato della testa, grazie alla particolare struttura del sistema nervoso.

- Per assicurarsi le migliori probabilità di successo è meglio inserire il maschio in terrario alle spalle della femmina che si sta nutrendo. I movimenti e i feromoni della compagna attireranno la sua attenzione. Un maschio ricettivo dovrebbe fissare la femmina, avvicinarsi e copulare dopo poco con essa.

- La fecondazione avviene nelle prime ore della copula. Spesso gli adulti rimangono uniti ancora per un po', sovente qualche ora, prima che il maschio si dia alla fuga. E' normalmente sufficiente un solo accoppiamento per garantire la fertilità di tre o più ooteche.


L'ooteca

- Dopo qualche settimana la femmina fecondata depone almeno due o tre ooteche che possono ospitare anche più di un centinaio di ninfe (a volte di più e volte meno, dipende anche dallo stato di nutrizione della madre e dalla specie). Le ooteche possono essere staccate dal substrato o dalle pareti del terrario con una lametta e fissate su un pezzo di legno/sughero con uno spillo (sul lato di una teca), possibilmente nella stessa posizione in cui sono state deposte. Vanno collocate in un piccolo contenitore ben ventilato e mantenute nelle stesse condizioni della femmina che le ha deposte. Attenzione alla condensa e alla circolazione dell'aria: troppa umidità ed aria ferma possano portare muffe e funghi. Le uova non vanno mai lasciate in terrario con la femmina, che potrebbe fare strage dei suoi stessi piccoli alla schiusa.

- Le ooteche di molte specie da clima temperato hanno bisogno di un periodo al freddo per schiudersi con successo (coincidente in natura con l'inverno). Le ooteche delle specie tropicali si schiudono in 1-2 mesi a temperatura ambiente (25 C).

- Le femmine adulte non fecondate possono coumunque produrre, dopo qualche mese, una o più ooteche. Queste ultime non sono però fertili e non daranno vita ad alcuna ninfa. Servono solo a liberare la madre dal peso delle uova inservibili. Non è possibile sapere a priori se le uova di una mantide sono feconde o meno.


Le giovani mantidi

- Una volta nate possono essere nutrite con moscerini, le popolarissime drosofile o con piccolissimi grilli. Se però vengono lasciate tutte assieme con poco cibo gli esemplari più grandi inizieranno subito a nutrirsi dei compagni più gracili. Per questo è opportuno separarle quanto prima, anche se alcuni generi, come Gongylus, Phyllocrania o Empusa, non sono troppo aggressive verso i propri simili.

- I piccoli si disidratano facilmente quindi vanno vaporizzati spesso - tutti i giorni o più, a seconda della specie - con un nebulizzatore ad ugello molto fine. Gocce di acqua troppo grandi rischiano di farli annegare. L'acqua non deve ristagnare ma evaporare quanto prima; per questo la ventilazione deve essere ottima. Come fondo, almeno per le prima settimane si può utilizzare carta assorbente.


Che specie procurarsi per iniziare

Ora che sapete un po’ di cose potrà venirvi voglia di provare. Ecco un articolo dedicato alle specie italiane che, si spera, potrete trovare fuori di casa nella buona stagione. C’è una certa varietà che vi consentirà di fare un po’ di esperienza, prima di sperimentare le specie tropicali. Tra queste ultime esistono comunque diverse specie di facile allevamento e reperibilità (vedi foto sopra):

- Sphodromantis ssp., versione africana in grande (7-8 cm di corpo e molto tozze) delle nostre M. religiosa. Facili da trovare e molto aggressive e robuste.

- Hierodula ssp., sempre simile alle nostre ma molto più grandi (anche 10 cm nelle femmine adulte), legate però ad ambienti più umidi. Risultano quindi un po’ più delicate in allevamento.

- Tenodera sinensis, coriacea specie americana ed asiatica molto aggraziata, legata ad ambienti simili a quelli delle nostre Mantis.

Se invece volte farvi un'idea delle specie più insolite e spettacolari date uno sguardo alla galleria delle specie tropicali:


Bibliografia

Passiamo ai libri specializzati. In italiano l'unico volume esistente è un testo dedicato in massima parte all'allevamento scritto da me e da Marco Salemi, che ha curato la parte relativa ai fasmidi:

- Salemi M., Tomasinelli F. 2006. Le mantidi religiose e gli insetti stecco. De Vecchi Editore. Contiene informazioni dettagliate sull'allevamento di molte specie e note generali sulla biologia.

-
Prete, Wells, Hurd, Yager and others. 1999. The praying mantids. The Johns Hopkins University Press. Un capolavoro: molto tecnico, presenta informazioni su tutti gli aspetti della biologia delle mantidi, allevamento compreso. Poche le foto ma eccezionali il testo e la lista bibliografica.

-
Ken Preston-Mafham. 1992. Grasshoppers and mantids of the world. Blandford, UK. Un bel libro con immagini adeguate ed un buon testo. Solo metà è dedicata delle mantidi, il resto riguarda blatte e cavallette.

Recentemente sono anche stati pubblicati alcuni libretti dedicati all’allevamento in inglese. Sono tutti piccoli ed economici. Includono molte informazioni interessanti. L'ultimo della Chimaira è bellissimo, sia per testi che per foto, ma è in tedesco.

- Heath, G.L. 1980. Rearing and studying the praying mantids. Amateur Ent. Soc. Leaflet 36: 1-15.

- Bragg, P.E. 1997. An introduction to rearing praying mantids.

- Jope, M. 1998 The praying mantis, keeper's handbook

- Willis, R. 1999. Your first praying mantis. Kingdom books, UK

- Lasebny, A. 2001. Praying mantids, keeping aliens. Elytra and Antenna, US.

- Bischoff. I. & R., Hessler C. 2001 Mantiden : Faszinierende Lauerjäger. Chimaria. GER