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Verdi signore dei prati
Introduzione alla biologia e all'allevamento delle mantidi religiose italiane

Di Francesco Tomasinelli: giantsquid@tiscalinet.it

Terza Versione; ultimo aggiornamento 19/10/2006

Purtroppo qui in Italia, quanto a mantidi religiose, non abbiamo troppa scelta. Delle circa 2000 specie dell' ordine Mantodea, reperibili nei paesi tropicali e subtropicali di tutto il mondo, ne contiamo nella penisola solo tredici, divise in sei generi (Mantis, Iris, Empusa, Ameles, Geomantis, Rivetina, Pseudoyersinia). Fortunatamente alcune sono localmente comuni e l’osservazione in natura o in cattività risultano piuttosto agevoli.

Le mantidi sono insetti predatori a metamorfosi incompleta (i figli, detti ninfe, sono quasi uguali ai genitori e si accrescono con una serie di mute, senza stadio di larva e pupa), strettamente imparentate con le blatte e le cavallette. Riconoscerle è facilissimo: corpo diviso in tre sezioni, come in tutti gli insetti, testa triangolare con grandi occhi composti, torace allungato con braccia raptatorie, addome prominente con due paia di arti per la locomozione e di ali, queste ultime solo negli adulti.

1. La Mantis religiosa

E' questa la specie più nota e diffusa, presente in tutta la penisola sotto i 1000 metri di quota e su di essa si concentreranno gran parte di questi consigli sull’allevamento.
Potete cercare M. religiosa nei prati più vasti, negli incolti, nelle piane assolate, anche con vegetazione ridotta, alle quote più basse. Sono piuttosto grandi, circa 7-8 cm di lunghezza per le femmine e poco meno per i maschi: con un minimo di pratica non è troppo difficile vederle, soprattutto quando sono in movimento. Camminando tra l’erba vi capiterà di scorgerne diverse, se la zona è ben popolata. Per i giovani, date le dimensioni ridotte, conviene invece setacciare con cura una particolare zona di prato, prestando particolare attenzione alla vegetazione più bassa.
Se possibile cercate di prelevare gli esemplari adulti e sub-adulti, disponibili in luglio e agosto: sono più robusti e l’allevamento è più semplice. Quando avete completato le osservazione riportate in natura gli esemplari o almeno le uova, custodite nelle ooteche.


Tutte le mantidi crescono facendo la muta. “Cambiano pelle” ogni 15-20 giorni, anche dopo intervalli più lunghi, quando sono grandi. Per arrivare alla maturazione impiegano 8-9 mute, ma, una volta adulte, non mutano più e mantengono le stesse spoglie sino alla morte. Come per molti altri artropodi una temperatura elevata favorisce una crescita più rapida. Per compiere questa operazione si appendono ad un ramo o ad un supporto a testa in giù e si sfilano la vecchia pelle. E’ quindi della massima importanza che il contenitore abbia dimensioni verticali adeguate. La regola base è che, per un esemplare immaturo, l’altezza sia almeno tre volte la lunghezza dell’animale. Un contenitore più basso potrebbe portarla a scontrare con il suolo durante la muta con gravi lesioni e conseguente morte.
E’ importante inoltre che l’umidità relativa sia sempre mantenuta al livello corretto. Basterà vaporizzare un po’ di acqua due-tre volte alla settimana. Un livello troppo basso può anche uccidere l’insetto durante la muta, rendendolo incapace di sfilare la vecchia pelle.
I giovani possono essere quindi allevati in semplici contenitori cilindrici con reticella superiore per chiudere il tutto. La rete, oltre a favorire il ricircolo di aria, garantisce anche un ottima presa alla ninfa durante la muta.
Quando una mantide sta per cambaire pelle smette di mangiare e diventa indolente. Riprenderà le normali funzioni qualche giorno o ora dopo, a seconda della taglia. Non lasciate mai prede nei contenitori in questi giorni; potrebbero ferire, far cadere o divorare la mantide in difficoltà.
L’ampiezza del contenitore è meno importante dell’altezza. Per un adulto è sufficiente un 20*20 cm di base e circa 20-30 cm in altezza. La ventilazione è particolarmente importante. La superficie superiore in rete sarà più che sufficiente, altrimenti andranno bene anche un buon numero di fori di lato. Il terrario non va mai esposto al sole, anche se la temperatura dovrebbe aggirarsi tra i 20 e i 30 C. Se necessario potrete impiegare una normale lampadina ad incandescenza per riscaldare l’ambiente e favorire la crescita di eventuali piante. Il substrato sarà costituito da terriccio, pietre, foglie secche. E’ importante che all’interno siano presenti alcuni rami contorti, per consentire alla mantide di scegliere una posizione di caccia ottimale.


Tutte le mantidi sono voraci predatrici. Catturano le prede facendo scattare in avanti le due braccia raptatorie: il femore e la tibia sono ornati di spine e si chiudono l’uno sull’altra con un meccanismo analogo a quello di un coltello a serramanico. Subito dopo la cattura la preda viene immediatamente ridotta a pezzi dalle potenti mandibole e divorata. Cacciano a vista, ma non sono in grado di riconoscere prede statiche. In compenso sono rapidissime nell’attacco e molto sensibili al movimento, soprattutto quelli sincopati degli insetti. Normalmente attendono le prede tra la vegetazione ma, se sono particolarmente affamate, sono anche in grado avvicinarsi di soppiatto al bersaglio per poi far scattare l'attacco. L’aggressione è rapidissima e brutale; la vittima viene immediatamente divorata e la percentuale di colpi a segno è molto alta, più dell’80%.
Gi adulti possono essere nutriti due volte alla settimana con grilli e cavallette. L’addome dovrebbe sempre essere rigonfio e prominente, soprattutto nei giovani. In ogni caso tutti gli esemplari possono anche sopravvivere per diversi giorni, a volte settimane, senza cibo. La preda ideale misura la metà della mantide, ma vedrete che sono in grado di fare molto meglio: alcuni grandi esemplari di M. religiosa sono stati visti attaccare giovani lucertole e addirittura serpenti. Per dissetarsi la mantide berrà le gocce d’acqua presenti sugli oggetti nella teca o sui vetri dopo la vaporizzazione.
Una corretta e abbondante alimentazione è indispensabile per avere successo nell’accoppiamento. Il maschio è sempre più piccolo e più gracile della femmina ma è possibile distinguerli anche prima dell’età adulta. Basta osservare l’addome da sotto: i maschi hanno otto segmenti addominali, le femmine solo sei. Assicuratevi che l’esemplare da esaminare sia ben nutrito. E’ facile perdersi un segmento negli individui più magri. Inoltre negli esemplari troppo giovani l’operazione risulta impossibile ed è meglio aspettare che l’animale in questione abbia almeno un paio di mesi di età.

Circa quindici giorni dopo aver raggiunto l’età adulta è possibile tentare la riproduzione. Ovviamente è indispensabile disporre di maschio e femmina adulti, di solito reperibili in natura in agosto.
La femmina va nutrita tantissimo prima della copula, visto che ha sovente l’abitudine di divorare il maschio durante l’accoppiamento. Non è comunque un passo obbligato ed il maschio è in grado di portare a termine la fecondazione anche se privato della testa, grazie alla particolare struttura del sistema nervoso.
Ad ogni modo, per evitare problemi, introducete il maschio nel terrario posizionandolo alle spalle della femmina e, per andare sul sicuro, assicuratevi che essa stia mangiando qualcosa in questo delicato momento. Un maschio ricettivo dovrebbe avvicinarsi prudentemente alla femmina e, una volta sil dorso, accoppiarsi con successo. Attenzione però, un maschio avvistato nel momento sbagliato, magari durante un approccio frontale, può essere aggredito e divorato. Le M. religiosa, più di moltissime altre specie di mantidi hanno una pessima reputazione in tal senso.
Dopo qualche settimana la femmina fecondata deporrà, durante la notte, almeno due o tre ooteche, involucri spugnosi pieni di uova. Dapprima appariranno biancastri, simili a schiuma da barba, per poi scurire e assumere, in capo a qualche ora, una colorazione bruna. Ogni ooteca può ospitare anche un centinaio di ninfe (a volte di più e volte meno, dipende anche dallo stato di nutrizione della madre).
Potete anche cercare le ooteche in natura. Normalmente è possibile reperirle nei prati e nelle pietraie, sul lato delle rocce, sotto rami contorti o sui fusti delle piante più grandi, in luoghi sempre riparati.
La deposizione pone fine alla vita della femmina adulta; nessuna sopravvive infatti oltre ottobre inoltrato, quando i maschi sono già morti da tempo. Il ciclo vitale delle specie nostrane (con l'eccezione di E. pennata e, a volte, Ameles, che svernano da giovani) si conclude in natura dopo soli 6-7 mesi. In cattività non resistono molto di più e raramente superano novembre.
I piccoli però non usciranno sino alla primavera seguente, ad aprile e maggio, con le prime belle giornate di sole intenso. Se tenete l’ooteca in casa si schiuderà prima, quindi fate attenzione. Il modo migliore per evitarlo e lasciarla all’esterno, in un luogo riparato, e recuperarla a marzo.
Può capitare a volte che, se l’ooteca è stata colta in natura o lasciata all’esterno, assieme alle ninfe nascano alcune piccole vespe nerastre. Sono Imenotteri parassiti le cui uova vengono inserite nelle ooteche con un ovopositore poco dopo la deposizione delle mantidi. Le larve divorano una parte dei piccoli racchiusi all’interno prima di sfarfallare in primavera.
Le giovani mantidi appena nate possono essere nutrite con moscerini, le popolarissime drosofile, Cresceranno in fretta, manifestando le stesse abitudini predaci degli adulti. Se le lasciate tutte assieme con poco cibo gli esemplari più grandi inizieranno subito a nutrirsi dei loro compagni. E’ un processo che si verifica anche in natura, dove i piccoli vengono decimati, oltre che dalle loro più grandi sorelle, anche da ragni, formiche e vespe.
I giovani si mimetizzano assai bene e corrono rapidamente. Gli adulti, al contrario, sono abbastanza lenti, le femmine non sono neanche in grado di volare e i maschi modesti aviatori. In ogni caso entrambi i sessi sono in grado di difendersi assai bene con l’impiego dei “comportamenti terrifici”. Se minacciate, infatti, le mantidi adulte si ergono sulle zampe posteriori, allargano le braccia raptatorie e distendono le ali a ventaglio. Risultano anche in grado di emettere una sorta di soffio di intimidazione sfregando le ali, a volte sufficiente a mettere in fuga possibili predatori. Si tratta il più delle volte di uccelli grossa taglia, ramarri e mammiferi insettivori.

2. Le altre specie italiane

Come accennato prima M. religiosa non è l’unica specie della penisola. Ve ne sono altre, morfologicamente molto diverse e piuttosto interessanti, sebbene meno diffuse.


Una specie estremamente bella, rara e di grande effetto è Empusa pennata, diffusa nelle zone più calde d’Italia e ben più comune al Sud. Le Empusa non svernano nelle ooteche, come molte altre mantidi, ma come giovani. Gli adulti si accoppiano sul finire dell’estate e producono le prime uova in luglio. Dopo qualche settimana nascono i piccoli, che trascorrono l’inverno nascosti sotto le pietre e negli anfratti, per poi emergere, già abbastanza cresciuti, con la buona stagione.
Le Empusa vivono in aree più soleggiate e aride delle Mantis, spesso mimetizzate su piante secche, arbusti e tra la macchia mediterranea. Vista la rarità e la distribuzione puntiforme non andrebbero assolutamente raccolte. In Italia si trova anche un altra specie di Empusa, la E. fasciata, localizzata solamente in Friuli e molto più comune nei Balcani


Un'altra specie, anch’essa molto diversa dalle altre, presente a nord ma ben più comune a sud è Geomantis larvoides. A prima vista non sembra neanche una mantide: gli adulti sono completamente atteri, le femmine misurano circa 2,5 cm, sono agili e perfettamente mimetizzate tra l’erba secca. Sono piuttosto voraci, presentano lo stesso ciclo di Mantis religiosa ma prediligono località più calde e secche. Anche Geomantis è piuttosto rara e se ne sconsiglia l'allevamento.

Assai simile a Mantis religiosa ma più piccola e probabilmente presente solo in Italia Centro Meridionale è Iris oratoria, con femmine di 4-5 cm e maschi un po' più piccoli. Di livrea verde o grigio-bruna, presenta sulle ali membranose una vistosa macchia bruno violacea e risulta molto simile a Mantis religiosa come abitudini, ambiente e ciclo vitale.


Ben più comune è invece il genere Ameles, reperibile in Italia con cinque specie: A. decolor, A. spallanzania e le più rare e meridionali A. picteti, A. fasciipennis e A. africana, tutte di taglia ridotta (3-4 cm), con femmine adulte brachittere (con ali appena formate ma non funzionanti) e maschi alati. Le A. spallanzania, le più grandi, dalla livrea verde o beige, non superano generalmente i 4 cm da adulte e, come le altre specie, prediligono le zone più aride, sostando su pochi arbusti isolati o tra le pietre. Le A. decolor, solitamente bruno-grigie screziate, sembrano invece prediligere la vegetazione secca e fitta.
La specie
Ameles spallanzania non sembra sempre osservare (almeno in alcune località, come in alcune aree costiere e soleggiate in Liguria e in Toscana) un ciclo annuale classico con nascita dei giovani a primavera. Apparentemente alcune popolazioni possono svernare a vari stadi; è quindi possibile rinvenire, nelle stesse aree, soggetti adulti sia in autunno che all’inizio della buona stagione. La longevità della specie può variare a seconda del ciclo considerato.
Tutti gli stadi sono molto voraci e aggrediscono ogni tipo di piccolo insetto, compresi i fratelli e le sorelle. Un buon alimento, vista anche la taglia modesta degli adulti, sono le mosche ben alimentate e tutti i piccoli insetti volanti. Tutte le specie sono tozze e robuste ma, se messe alle strette, possono muoversi con sorprendente velocità e spiccare balzi degni di un grillo. Sono le zampe posteriori (terzo paio), particolarmente grandi e sviluppate, che consentono prestazioni di questo tipo.

Un ultimo gruppo comprende tre specie rare e localizzate, tutte brachittere (con ali ridotte) ma affini, per taglia e morfologia, ad una piccola Mantis religiosa: Pseudoyersinia andreae dalla Sardegna, Pseudoyersinia lagrecai e Rivetina baetica entrambe siciliane.


In italiano l'unico volume esistente sulle mantidi è un testo dedicato in massima parte all'allevamento scritto da me e da Marco Salemi, che ha curato la parte relativa ai fasmidi:

- Salemi M., Tomasinelli F. 2006. Le mantidi religiose e gli insetti stecco. De Vecchi Editore. Contiene informazioni dettagliate sull'allevamento di molte specie e note generali sulla biologia. Sono trattate anche le specie italiane.

In inglese ed in tedesco si trovano altri testi. Per una lista completa ed altri consigli di allevamento consulta Mantidi in terrario.

3. Ringraziamenti

Desidero ringraziare moltissimo Laura Marchese ed Emanuele Biggi (www.anura.it) per il grande aiuto durante la produzione delle fotografie. Un sincero rigraziamento va anche ad Alessandro Marletta per le preziose informazioni fornite sull'identificazione di alcune specie che io avevo erroneamente classificato, a Roberto Benelli (www.amiciinsoliti.it) per la conferma delle mie osservazioni sul ciclo vitale di Ameles, ad Andrea Cogo e Fabrizio Rigato per la documentazione e le indicazioni fornite sulle specie meno note della penisola, a Daniele Migliorini per il prezioso aiuto su Iris oratoria e a Stefano Cannicci per i suggerimenti sulle mie ricerche in Maremma.